Giancarlo Riviezzi, 09 ottobre 2010, ore 05:00

10-somewhere
Somewhere di Sofia Coppola ha vinto il Leone d'Oro al Festival di Venezia 2010. Sofia, figlia di Francis Ford, ha origini lucane: il bisnonno Agostino era originario di Bernalda, da dove emigrò agli inizi del Novecento

Una macchina di lusso fa sempre lo stesso giro.
Ad un certo punto si ferma, per un motivo o per l'altro, da qualche parte.

La partita perfetta finisce zero a zero, sosteneva Gianni Brera. Le due squadre, una di fronte all'altra, annullano a vicenda i rispettivi schemi, il gioco ristagna in una serie di spostamenti speculari che non portano ad alcun superamento della fase. Il gol, dunque, è un buco nero nella ragnatela di trame e controtrame, un disturbo; nasce dalla colpa, dall'errore, prima che dal genio, dalla trovata.

Sofia Coppola fa un film senza sconti per lo spettatore. La vacuità dell'esistenza del protagonista, un attore di successo inghiottito dall'insipienza della propria vita, sullo schermo assume lo stesso piattume che la storia suggerisce. Nessun colpo di scena, nessun trucco (nessun errore?), il soggetto scorre lineare sul binario rettilineo di una sceneggiatura scarna e priva di dialoghi memorabili. La regista rifugge dal cinema stesso, indugia sulle scene, dilata il tempo invece di accorciarlo: è proprio lì il suo film, nelle lap-dancer sfigate che si esibisciono in uno spettacolo patetico, nella parallela danza sul ghiaccio di quella figlia che interviene a colorare la vita del padre con toni ancora sobri, asciutti, non invasivi, delicati, a deviare la Ferrari dal circuito, non si sa se per un periodo o per sempre.
Una noia che annoia e proprio per questo, paradossalmente, non lo fa: come ogni sincera rappresentazione, come ogni volta che la forma aderisce al contenuto.

Onestà narrativa o furbo escamotage per innescare la ricerca di un significato profondo che invero la pellicola non possiede? Finisce zero a zero, decida il pubblico. La migliore definizione l'ha data Quentin Tarantino, che da presidente di giuria a Venezia ha voluto premiare Somewhere: “un film meravigliosamente inutile”.

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