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Franco Mazzoccoli, 08 ottobre 2010, ore 05:00

 

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I basilischi, regia di Lina Wertmuller (Italia, 1963). Locandine italiana e polacca

In occasione del Festival Internazionale dei Circoli del Cinema, svoltosi a Matera nel mese di giugno 2007, non si parlò altro che dei film girati in Basilicata sia per la presenza di Gianni Amelio che nel 1973 girò nella città dei Sassi La città del sole sia per la mostra fotografica su Pasolini, regista de Il vangelo secondo Matteo, allestita da Domenico Notarangelo.
L'interesse, come si può ben comprendere, è grande. 

Ma quali film (intendendo per "film" sia quelli di finzione che i documentari e i reportages televisivi) sono stati girati in Basilicata?

Confessando di aver appena iniziato una ricerca approfondita, che si propone di ritrovare articoli apparsi su quotidiani locali all'uscita di ogni singolo film girato in Basilicata, si può già proporre un elenco articolato di titoli, che, a prima vista, può sembrare arido ed approssimato, ma che costituisce un buon punto di partenza, naturalmente aperto a tutti gli aggiustamenti, consigli ed integrazioni, per una sistematica catalogazione del girato in Basilicata.
Già nel mese di ottobre del 2006, durante il seminario svoltosi a Matera su "Le politiche regionali di sostegno all'industria del cinema e dell'audiovisivo", fu proposto un DVD dal titolo Prendimi - al quale si rimanda ad integrazione di questo articolo -, che metteva insieme alcune immagini scelte da film girati a Matera, con un montaggio che permetteva, da un lato, di articolare, quasi fosse un racconto, vari luoghi scelti come locations, e dall'altro di proporre quegli stessi luoghi come riferimento per un turismo culturale.

Sin dagli anni '30 l'Istituto Nazionale LUCE, che come si sa fu fondato da Mussolini affinché propagandasse le realizzazioni del regime fascista, si interessò (si fa per dire perché le venute in Basilicata degli operatori del LUCE furono molto rare) della nostra regione mostrando, come era solito fare, lavori stradali, feste popolari e religiose, visite di gerarchi, alluvioni, costruzione di ponti ferroviari, inaugurazione di busti marmorei, esercitazioni militari e terremoti.
Ma è dagli anni '50 che il cinema incomincia a prendere in considerazione i luoghi della Basilicata. Dopo Le due sorelle di Mario Volpe e Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato di Carlo Lizzani, passando attraverso i documentari che ritraggono De Gasperi in visita nel mezzogiorno, si giunge nel 1952 a Il brigante di Tacca di Lupo di Pietro Germi e nel 1953 a La lupa di Alberto Lattuada. Sempre in quegli anni vengono effettuate riprese su Matera, la riforma fondiaria, il borgo "La Martella", Santarcangelo, Policoro, le dighe di Gannano e San Giuliano fino a giungere a tre film di finzione quali L'alfiere di Anton Giulio Majano, Nonna Sabella di Dino Risi e Il conte di Matera di Luigi Capuano.
Escono quindi i primi film documentaristici di Luigi Di Gianni come Magia lucana, Nascita e morte nel Meridione: San Cataldo, Frana in Lucania, Pericolo a Valsinni fino alla documentazione del ritrovamento del metano nella valle del Basento con relativa visita dell'allora Presidente del Consiglio, Segni. Anche Joris Ivens si propone con il film L'Italia non è un paese povero e lo stesso Roberto Rossellini con Viva l'Italia, mentre Mario Camerini realizza I briganti italiani, Massimo Mida Puccini visita i luoghi dove aveva vissuto Carlo Levi mostrandoceli nel documentario La Lucania di Levi e Michele Gandin, con la consulenza di Ernesto De Martino indaga sul Costume lucano e su Pisticci.

Siamo ormai agli anni '60. Jan Lenica ci mostra i Sassi di Matera nel suo Italia 61 e Luigi Zampa ricostruisce gli anni del regime fascista ambientandoli in Basilicata con il suo Anni ruggenti. Sono gli anni in cui la televisione inizia prepotentemente ad entrare nelle nostre case e mentre alle inchieste televisive sulla scuola e su La casa in Italia realizzata da Liliana Cavani si alternano i documentari su un fantomatico benessere in Lucania, sulle visite di Fanfani e Colombo realizzati dalla Settimana INCOM, esce nelle sale cinematografiche, nel 1963, I basilischi di Lina Wertmüller, seguito immediatamente dopo da Il demonio di Brunello Rondi, prontamente bloccato dalla censura e da Sassi '63 di Lino Miccichè. Luigi di Gianni continua nella sua ricerca con Viaggio in Lucania e La madonna di Pierno e Pier Paolo Pasolini realizza il tanto atteso Il vangelo secondo Matteo.
Gli anni seguenti sono contrassegnati da film come Made in Italy di Nanni Loy, da Deserto di Uomini di Franco Taviani, da La quarta torre di Matera di Massimo Mida Puccini, da L'italia vista dal cielo di Folco Quilici, da Lucania dentro di noi di Libero Bizzarri e da C'era una volta di Francesco Rosi che realizza il suo primo film in Basilicata.
I vari Radar, Sette G, Panorama cinematografico intanto propongono documentari su Pisticci e sull'industrializzazione del mezzogiorno, su modelle che indossano abiti creati con le nuove fibre sfilando sullo sfondo dei templi della Magna Grecia, sulle lavoratrici in una società in evoluzione e sullo sport al sud con l'inaugurazione del centro Olimpia di Matera, mentre un documentario di Daniele G. Luisi su Potenza e Matera e sulle loro province, Verdeggiallemmare, accumula errori madornali mentre analizza i vari monumenti delle due cittadine.

Gli anni '70 vedono ancora Luigi Di Gianni con i suoi La Madonna del Pollino, Il tempo dell'inizio e Basilicata: una regione per l'uomo, Piero Vivarelli con Il decamerone nero, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, Sei jellato amico, hai incontrato Sacramento, addirittura un western girato nella località Valle Capretto del bosco fra Salandra e Ferrandina ed interpretato nientedimeno che dal padre di Kim Rossi Stuart, Allonsanfan dei fratelli Taviani, Anno uno di Roberto Rossellini, L'albero di Guernica di Fernando Arrabal, Volontari per destinazione ignota di Alberto Negrin, L'eredità della priora di Anton Giulio Majano e Cristo si è fermato ad Eboli di Francesco Rosi.

Passando velocemente attraverso gli anni '80 durante i quali Francesco Rosi realizza il suo terzo film in Basilicata intitolato Tre fratelli, Richard Donner il suo Ladyhawke e Bruce Beresford King David e agli anni '90 caratterizzati da produzioni importanti quali Il sole anche di notte dei fratelli Taviani, L'uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore, Del perduto amore di Michele Placido, Terra bruciata di Fabio Segatori, siamo ormai giunti ai nostri giorni caratterizzati, oltre che da Io non ho paura di Gabriele Salvatores e da Sexum superando di Marta Bifano, da produzioni internazionali quali The passion di Mel Gibson, The omen 666 di John Moore, Nativity di Caterina Hardwicke e da Basilicata coast to coast del 2009 realizzato da Rocco Papaleo, un lucano orgoglioso di mostrare la sua terra.

Si può finalmente chiudere questa rapida carrellata dando appuntamento al lettore, che ha avuto la pazienza di seguire fin qui, ad una prossima occasione durante la quale si potranno analizzare più dettagliatamente i film citati e proporre la riproduzione di alcuni articoli tratti dalla stampa locale degli anni '60 attraverso i quali sarà possibile ricostruire il clima dell'epoca e avere fra le mani notizie sul cinema illudendosi di maneggiare pellicole.

 

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Alcuni dei registi che hanno girato in Basilicata

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