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Franco Mazzoccoli, 21 novembre 2010, ore 04:00

37-3d_iniziale

 

È del poeta il fin la meraviglia,
parlo dell’eccellente e non del goffo,
chi non sa far stupir, vada alla striglia!
(La Murtoleide: Fischiate di Giovan Battista Marino)

Da un po’ di tempo non si parla d’altro. Le nuove, recenti, mirabolanti visioni cinematografiche del 3-D, cioè le proiezioni cinematografiche cosiddette tridimensionali. Si elencano le marche dei proiettori con sigle e numeri incomprensibili, si parla e si scrive, come se fossero oggetti provenienti da altri pianeti, di apparecchi capaci di produrre audio “dolby surround subwoofer” tutti rigorosamente “digitali” (la parola chiave del momento) comprese le lampade da proiezione, anch’esse digitali. Una lampada è una lampada, anche se utilizzata per proiezioni! Lo scopo, come è evidente, è, copiando il poeta, quello di stupire e… di incrementare il proprio tornaconto in momenti di crisi monetaria e intellettuale.

l cinema tridimensionale nasce nel lontano 1952 negli USA con la produzione di un film indipendente intitolato Bwana Devil di Arch Oboler, ripreso in Anscocolor che utilizzava il sistema Natural Vision 3-D. Il film fu proiettato per tre mesi e mezzo di seguito e la pubblicità basata sullo slogan “Terrete un leone in grembo” riscosse grande successo, tanto che una delle più grandi case cinematografiche del momento, la Warner Brothers, si affrettò a produrre, l’anno successivo, La maschera di cera (House of wax, diretto da André De Toth con Vincent Price). Poco dopo altri film vennero prodotti con la stessa tecnica. Film dai titoli come Inferno, Hondo, Pioggia, Duello sulla Sierra Madre mettevano in risalto le peculiarità del sistema 3-D che prediligeva ampi scenari, spazi grandiosi, deserti, mari del sud, vallate immense.

In quel periodo gli spettatori vennero colpiti da una grande varietà di oggetti che dallo schermo balzavano nelle sale cinematografiche e che annullavano la loro attenzione alla trama e alla composizione del film. Le azioni più banali vennero amplificate con artifici tecnici e le immagini mostrate erano scelte per stordire ed ammaliare lo spettatore suscitandogli meraviglia e stupore. Il mondo fantastico proposto in sostituzione di quello vero accentuava la tendenza a fuggire, attraverso forme di barocchismo, da insoddisfazioni del momento e invogliava al bisogno di evasione verso forme illusorie di realtà. È il solito vecchio trucco tipico dei regimi dittatoriali molto astutamente teorizzato in Il cinema – Miti esperienze e realtà di un regime totalitario da Luigi Freddi, direttore generale per la cinematografia durante il regime fascista.
Ben presto, però, questa tecnica, nonostante i suoi risvolti di condizionamento comportamentale del pubblico e il richiamo di nuovi cinefili paganti, fu abbandonata perché, per vedere il film, gli spettatori dovevano utilizzare fastidiosi occhiali speciali, gli schermi dovevano subire un trattamento particolare e spesso mancava la sincronizzazione fra i due proiettori che agivano contemporaneamente per formare l’immagine tridimensionale.
Ancora oggi, con la riproposta del sistema 3-D, i problemi sono gli stessi tanto che addirittura, durante la proiezione del film, è programmata un’interruzione automatica della pellicola per permettere una pausa nella visione che evidentemente è fastidiosa. Di conseguenza una tecnica che ancora una volta avrà vita breve, che utilizza la stessa intenzione di stupire fino a quando non ci si stanca, come è successo per gli artifici tecnici che venivano usati nei “filmini” dei matrimoni e che facevano apparire la figura del Cristo fra gli sposi, che arricchirà ancora di più gli esercenti delle sale cinematografiche a cui il cinema, il vero cinema, non interessa e che proporrà storie imbecilli pur di sbalordire. Le storie narrate saranno sempre meno interessanti e sempre più volgari e non oso immaginare la proiezione di un film porno girato in 3-D, alla quale, siatene certi, arriveremo presto!

 

37-3d_finale
Due locandine del film House of wax (in Italia, La maschera di cera), diretto da André De Toth nel 1953.
In basso, la macchina 3D usata per proiettare e il pubblico in sala con i tipici occhiali

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