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Citto citto

Redazione, 16 ottobre 2014, ore 19:00

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Foto Salvatore Laurenzana.

Cagliari, Lecce, Matera, Perugia, Ravenna, Siena.
Domani, venerdì 17 ottobre 2014, alle ore 17, si saprà chi sarà la capitale europea della cultura 2019.
Un'opportunità unica. In bocca al lupo a Matera, a tutti noi!

I soprannomi contadini condensano nel giro di un'immagine un episodio saliente della biografia personale o un tratto fisico o un aspetto del carattere, e per questa loro risoluzione fantastica dei fatti dell'esistenza sfiorano talora la poesia.

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La spedizione in Lucania di Ernesto Di Martino

Redazione, 19 luglio 2014, ore 09:00

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Due muli in direzione Quirinale

Fabrizio Di Buono, 13 giugno 2012, ore 21:00

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Fa tappa a San Lucido, in provincia di Cosenza, l'originale iniziativa Ecomulo. Mirko Adamo e Federico Price Bruno, partiti da Portella della Ginestra (Pa), fanno rotta verso Roma: obiettivo Quirinale, per recapitare le istanze emerse dai momenti di socialità che un lungo viaggio come il loro crea, in particolare se condotto sul dorso di due muli, Giovanni e Paola.
Il viaggio all'insegna della legalità e dell'eco-sostenibilità vuole creare momenti di aggregazione per scoprire i problemi del territorio che viene percorso, ma anche la dimostrazione che la lentezza, in questo caso del viaggio, porta verso una maggiore conoscenza dello stato di cose dominante e diventa misura che conduce verso un cambiamento sociale inevitabile.

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Strangulapriéviti

Federico Valicenti, 23 febbraio 2011, ore 23:00

 

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Luigi Guerricchio, Ragazzo col falco, 1965, xilografia

Terranova del Pollino è un paesino della Basilicata a quasi mille metri d'altezza. Ci si arriva da una strada curva che non porta da nessun'altra parte. In un paese in cui è raro vedere giovani perché sono ormai tutti andati via, dal 1981 un cuoco, attraverso la ricerca di testi in archivi, riscopre il prezioso patrimonio della cucina lucana. Con un meticoloso lavoro di recupero e un'attenzione particolare per ricette che risalgono al Medioevo e al Rinascimento, è diventato un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia conoscere a pieno il fascino di una terra antica e meravigliosa. Le sue mani esperte preparano pietanze che non si trovano in nessun altro posto. Con ospitalità e buon umore, spiega i piatti quando li serve, sciorinando un'indescrivibile cultura culinaria. Parliamo di Federico Valicenti e del suo ristorante Luna Rossa.
A lui che è stato inserito tra i sedici migliori ristoratori italiani da Gambero Rosso abbiamo chiesto di scrivere qualcosa per questo sito. Lo ha fatto.

Purtajene nu piatto de chilli maccaruni che li prievete chiamano strangulamuonace e li muonace strangulaprievete.
(in Raffaele Andriuoli, Vocabolario napoletano-italiano, 1877,
brano del Settecento)

Avete mai sentito parlare della pasta chiamata strangulapriévete, "strozzapreti"?. Dal greco straggalào, arrotolare, e prepto, incavare, potrebbe derivare il sostantivo "strangulapriévete", ad indicare che dall'impasto di acqua, farina e sale si ricavano, arrotolandoli e incavandoli sul tagliere cosparso di farina asciutta, questi piccoli bastoncini spessi un centimetro.

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Nunc est bibendum et libandum

Franco Mazzoccoli, 16 gennaio 2011, ore 13:00

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Dedicato a Giovanni Artuso,
amico e compagno di mangiate e di bevute nelle varie sagre del campanaccio

Vino rosso a fiumi, di quello buono fatto nelle cantine del paese, salsiccia, fra le migliori delle produzioni lucane, arrostita alla brace, frittelle cotte con olio extra vergine d’oliva (l’ pett’l’), latticini di qualsiasi tipo, anche a forma di animaletti, e un suono assordante, coinvolgente, eccitante di centinaia di campanacci che rimbomba per tutto il paese dal pomeriggio e per tutta la notte. È la sagra del campanaccio di San Mauro Forte, in provincia di Matera, che si svolge ogni anno a metà gennaio in onore di Sant’Antonio.

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Cibo o giocattoli?

Marta Brugnoli, 16 novembre 2011, ore 23:00

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Tonino Nobile
e Anita Ekberg all'Eine Festival Italienischer Kultur und Lebensart,
19 giugno – 6 luglio 2003.

Nella celebre Inchiesta Jacini, prima ricognizione nell'Italia agricola postunitaria (1877–1885), il signor Giuseppe Morabito, relatore per il circondario di Monteleone (oggi Vibo Valentia), segnalava che con la pasta filata "si fanno dei cacio-cavalli di varie forme... degli scherzi per bambini come i cavallucci (da cui forse il nome di caciocavallo), delle trecce etc."

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Mariannina

Redazione, 28 novembre 2010, ore 13:00

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Mariannina Menzano (1908 – 2001)
Rilevante protagonista delle lotte per l’occupazione delle terre incolte negli anni 1948 – 1949. Arrestata, rimase in carcere con Nunzia Suglia e Anna Avena per undici mesi e quattro giorni. Negli anni Cinquanta fu assessore alla Pubblica Istruzione nel Comune di Montescaglioso e attivista dell’Unione Donne Italiane.
Il testo che segue è solo una parte della lunga intervista rilasciata a Aurora Milillo nel 1976.

Allora li hanno chiamati tutti sul comune, questi proprietari terrieri, per chiedere loro se volevano cedere un poco di terre incolte ai combattenti, ai reduci. Tutti si sono rifiutati; allora nella Camera del Lavoro decidemmo: — Dobbiamo fare l’occupazione delle terre! C’era una legge firmata dal quarantasei, di dare le terre incolte ai contadini, ai disoccupati, ma questa legge non veniva posta in vigore, e così… si decise di fare questa occupazione delle terre.

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La macchina utile di Antonio Simmarano

Mauro Bubbico, 11 novembre 2010, ore 13:00

La bellezza degli oggetti dipende dalla loro necessità

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Antonio Simmarano ha appena finito la manutenzione del segnavento della Chiesa dell'Abbazia fatto installare da lui stesso nel 1976, quando era assessore comunale, in ricordo della fine dei restauri. Settembre, 2010

 

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La filosofia di vita del mondo contadino è tutta basata sul concetto di riuso. Niente si butta e tutto si riutilizza, e in questo modo la vita delle giovani generazioni è assicurata.
Potrebbe sembrare un concetto costruito esclusivamente sulla materia organico; la stessa filosofia di vita è invece applicabile anche alla costruzione di una macchina agricola.
Nel 1985 Antonio Simmarano, agricoltore diretto di Montescaglioso, per praticare l’agricoltura biologica che gli vietava l’uso diserbanti chimici per combattere le erbe parassite, inventò la macchina adatta allo scopo, mettendo insieme parti meccaniche di altre macchine.

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È finita. Storia di un piccolo tipografo

Franco Mazzoccoli, 24 novembre 2010, ore 13:00

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Noi diciamo che se è giusto che si scrivano i libri su di un pittore o altri, ed è giusto che si sappia chi erano e com’erano in quel periodo i papi, i principi, i condottieri, i filosofi, gli altri artisti contemporanei, è anche importante che si cerchi di sapere chi erano e come vivevano quelli che non erano importanti e che non facevano notizia. (Ettore Guatelli)

L'arte di incidere sul legno per ottenere numerosi esemplari di ogni copia si diffuse in Europa nei primi anni del XIV secolo. Timbri e incisioni su legno o metallo furono inizialmente adoperati per riprodurre immagini sacre e carte da giuoco. I primi stampatori, per proteggersi dalla concorrenza, tennero segrete le loro attività; il mestiere era riservato e organizzato con criteri massonici, tanto da essere definito "arte nera". D'altra parte, mistero e sorpresa sono direttamente connessi ai procedimenti di stampa: "la carta viene passata su una superficie discontinua e incoerente riflessa a specchio, che istintivamente produce testo e immagini ricchi di significato". Con l'invenzione dei caratteri mobili, pezzi di legno o di metallo variamente accostati per comporre un qualsiasi scritto detti anche tipi, l'arte della stampa registrò un enorme progresso. I caratteri mobili di metallo e il torchio di legno, utile a pressare i fogli su tipi inchiostrati, furono i due mezzi tecnici che permisero a Gutenberg di stampare la famosa Bibbia a 42 linee (1452/1455). Per il suo torchio, Gutenberg prese a modello la pressa di legno di un frantoio, azionata da una vite di legno e mossa a braccia.
La diffusione della stampa favorì la diffusione dei libri e degli stampati e permise la nascita delle biblioteche pubbliche a discapito di quelle private appartenute ai ricchi e al clero, i soli che potevano permettersi il lusso di acquistare i costosissimi codici manoscritti. L'espansione della tecnica tipografica ebbe in un primo momento un carattere artigianale legato all'opera di singoli maestri, che erano al tempo stesso disegnatori di caratteri, incisori, fonditori, compositori e spesso anche rilegatori, solitari o aiutati da pochi collaboratori curavano l'intero processo di uno stampato. In un secondo momento, grazie al progresso della tecnica e alla fabbricazione di nuove macchine, le tipografie cominciarono a usare tipi fabbricati in fonderie specializzate e assunsero un aspetto industriale. Nel dopoguerra, in Italia, con la ricostruzione e le scuole di avviamento professionale, le tipografie si diffusero anche nei piccoli centri a supporto delle piccole imprese commerciali e per la stampa di avvisi e modulistica comunale. Alla fine degli anni '60, l'introduzione del metodo offset (1900) con la composizione elettronica (processo che prevede l'impiego di lastre) soppiantò la vecchia tipografia con caratteri mobili, ma l'alto costo delle macchine telecompositrici non permise a tutti il passaggio alla nuova realtà, per cui molte piccole tipografie continuarono ad esercitare l'antica "arte nera" onorando la tradizione a caratteri mobili. Una di queste era la tipografia di Nicola Iannuzziello.

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Il cibo dei morti

Redazione, 01 novembre 2010, ore 04:00

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In cucina per alimentare la nostra memoria dei defunti: ma i morti mangiano? o siamo noi vivi che mangiamo per loro? Le risposte, apparentemente semplici, prova a darle la studiosa di storia e tradizioni popolari Bianca Tragni nel suo libro Il cibo dei morti, edizioni Palomar, 2006.
Quando si nomina il cibo nei contesti luttuosi si pensa subito al consolo, u cuonz nella maggior parte dei dialetti murgiani, che fa ormai parte degli amarcord di chi si aggira intorno alla cinquantina.

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