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Uwe M. Schneede*, 11 febbraio 2012, ore 11:00

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George Grosz, vita e opere, pagg. 204-207. All'interno del libro gli autori, invece della solita tabella cronologica per ricostruire lo sfondo storico degli anni Venti e Trenta a Berlino in rapporto all'opera di Grosz, propongono una raccolta di fotografie documentarie ordinate per gruppi tematici corredate da illustrazioni e testi che commentano alcuni sviluppi e avvenimenti decisivi del periodo compreso tra il 1914 e il 1932. Doppie pagine su carta uso mano e gialla di fabbricazione.

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Disegnatore dalla penna pungente e cronista della vita quotidiana, George Grosz (Berlino, 1893-1959) non fu mai semplice testimone della realtà del suo tempo, ma usò il disegno per smascherare e denunciare ipocrisie e finzioni della società tedesca contemporanea: «L'arte del disegno – era solito dire – può essere un'arma efficace contro il medioevo brutale e la stupidità degli uomini del nostro tempo, a condizione che venga esercitata da una volontà decisa e da una mano esperta». Dopo esperienze cubiste e futuriste, pubblicò la prima raccolta di disegni, caratterizzati da un segno abbreviato e incisivo, uno stile tagliente, suscitando scandalo e indignazione negli ambienti borghesi per la intenzionale volgarità dei soggetti trattati. Nel 1917, con John Heartfield e Wieland Herfelde poco più che ventenni, fondò la casa editrice Malik che attraverso la pubblicazione di libri, riviste e cartelle contro lo spirito politico del periodo gli costò diverse denunce e condanne per diffamazione dell'esercito e per divulgazione di scritti osceni e blasfemi. Dal 1918 aderì al dada berlinese, che utilizzò come strumento crudo e inquietante di denuncia del militarismo e della borghesia della Germania.

I disegni di Sta zitto e continua a servire!, Siate sottomessi all'autorità e Discesa dello Spirito Santo provocano un processo per vilipendio della religione che, attentamente seguito da intellettuali e artisti, si protrae dal 1928 al 1931, in un susseguirsi di sedute, sentenze, appelli e revisioni, con un cospicuo ricorso a esperti, con sequestri, proteste pubbliche, difese dei "sani sentimenti popolari" ma anche delle libertà di espressione artistica. Alla fine si ordina di distruggere il disegno di Cristo con tutti i documenti; per il resto Grosz viene assolto.

Un problema decisivo di interpretazione è il punto controverso: l'osservatore crede che le parole "Sta zitto e continua a servire!" siano pronunciate da Cristo? Quale è l'osservatore da considerare: il profano o l'esperto di arte? Grosz sottolinea di aver voluto intendere che "qualora Cristo si fosse presentato in guerra per annunciare il Vangelo, per tutta risposta avrebbe ricevuto il grido crudele: sta zitto e continua a servire!" (protocollo del dibattimento del 10 dicembre 1928).

 

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George Grosz, Sta zitto e continua a servire!, 1927.
Disegni della cartella Hintergrund. Questa vignetta provocò il più grande processo per blasfemia dell'epoca di Weimar e valse un'altra condanna a Grosz e il suo editore.

Interrogatorio di George Grosz
Crosz – Come artista ho un determinato compito. Appartengo, per così dire, al popolo tedesco e ho una determinata missione che sento in me con molta chiarezza. Forse funziono come la verga del maestro, anche se una verga semplicemente grafica, relativamente innocua. In me però insorge qualcosa, e anche se sono il rappresentante di una minoranza, è pure qualcosa di molto logico ciò che si deposita sotto la forma di questi disegni. È qualcosa che per me non si può ignorare. Suona forse poco strano ma è così: nel concepire queste cose non mi preoccupo delle leggi, ma lavoro ispirandomi al tempo, alla mia personalità, al mio essere artista, senza con ciò voler porre l'accento sull'"artista". spinto dalle mie sensazioni che mi angosciano più degli altri. Non mi chiedo se reco offesa a qualcosa, ma la avverto come una missione.
Presidente – La croce sta un po' di sbiego come se stesse per cadere e sotto sono scritte le parole "Sta zitto e continua a servire!" Che cosa dovrebbe esprimere ciò? Non può sfuggire a nessuno che una tale rappresentazione offende gravemente i credenti cristiani.
Grosz – Questo disegno è nato come appunto in margine al libro Schweik, In un capitolo c'è all'incirca la seguente descrizione – la racconto a grandi linee perché non me la ricordo bene nei dettagli. In una cella, credo, due soldati coricati su una branda si raccontano fatti di guerra. Imprecano contro la guerra. Ecco che uno dice grosso modo così: sì, sta zitto e continua a servire! Quando lessi questa descrizione, mi nacque nella fantasia suppergiù questo disegno. Immaginai che stesse per venire Cristo... Lo avrebbero preso, gli avrebbero messo una maschera antigas e stivali militari; in una parola, non lo avrebbero capito. In questo caso, anzi, Cristo se la cava piuttosto bene, viene violentato da un altro potere.

Dal protocollo stenografico del processo per vilipendio della religione, in Diario, n. 9, 22 dicembre 1928.

 

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George Grosz, Siate sottomessi all'autorità!, 1927.

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George Grosz, Discesa dello Spirito Santo, 1927.

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George Grosz, Ordinamento giuridico, 1927.

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George Grosz, L'albero della vita, 1927.

 

Mostre: censurato Grosz ad Atene
Già negli anni Venti e Trenta l'arte aggressiva del dadaista George Gosz era dispiaciuta perché disgregatrice della morale e dello spirito militarista. Nella Grecia dei colonnelli essa è ancora tabù. La mostra dei cicli Ecce Homo e Hintergrund organizzata dal George-Grosz-Archiv, già ospitata da vari Goethe-Istitut (di Roma, Dublino, Teheran etc.), viene presentata ad Atene mutilata. Dimitrios Papastamos, direttore della Pinacoteca nazionale che avrebbe dovuto ospitare il Goethe-Istitut con la mostra su Grosz, al momento dell'inaugurazione ha fatto rimuovere improvvisamente 18 su 32 disegni perché giudicati pornografici e antimilitaristi. Poiché Walter Huder, direttore del Grosz-Archiv, non ha partecipato all'inaugurazione in segno di protesta, Papastamos, che si è laureato a Muster, si è poi detto disponibile per una scelta un po' più liberale. Papastamos non ha però ritenuto di potersi assumere la responsabilità verso il suo governo per 15 opere.

In Der Spiegel, n. 5, anno XXIII (1974).

 

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George Grosz, Perché, 1928.

*George Grosz, vita e opere, a cura di Uwe M. Schneede con i contributi di Georg Bussman e Maria Schneede-Sczesny, Gabriele Mazzotta Editore, 1977.

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