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Mauro Bubbico, 14 dicembre 2010, ore 13:00

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Della storia del design grafico, N.H. Werkman è sicuramente una delle figure più amate e indagate dalle nuove generazioni. La sua ricerca, riassunta nell'ideale "liberare i caratteri dalla tirannia della scrittura", e la sua tragica fine, venne fucilato dai nazisti a tre giorni dalla liberazione dell'Olanda, sono all'origine di un autentico sentimento di ammirazione per il lavoro e la persona, restituendo l'insegnamento morale di un grande maestro che ha contribuito a formare la coscienza civile della nostra professione.
Müge Hilmaz, Elena Papassissa e Ivan Abbattista, studenti della specialistica all'Isia di Urbino, in momenti e per finalità differenti hanno realizzato due racconti in forma di libri dedicati a Werkman che qui presentiamo non senza aver tracciato prima una breve storia della sua vita.

Nel maggio del 1940 le forze d’invasione hitleriane occuparono l’Olanda e, contemporaneamente all’avvio delle deportazioni degli ebrei, limitarono la libertà d’espressione; nel novembre del 1942 istituirono la Camera della Cultura, alla quale doveva far riferimento chiunque volesse esporre o pubblicare qualsiasi cosa nel Paese.
Un ruolo importante assunse allora la stampa clandestina, che non si limitò a diffondere semplici volantini e giornali d’informazione ma, con l’obiettivo di rafforzare lo spirito e il morale olandese, scelse di pubblicare poemi di ispirazione patriottica, piccoli libri che potevano essere racchiusi in un portafogli e altre pubblicazioni di pregio il cui ricavato servì per aiutare le vittime della persecuzione, o fu dato in prestito alla Resistenza affinché fosse restituito con la liberazione per essere poi reinvestito nelle attività dei tipografi.

Werkman visse quasi per tutta la vita a Groningen, sua città natale.
Personaggio solitario e introverso, nel periodo dell’occupazione tedesca in Olanda si tenne in contatto con il mondo esterno tramite la pubblicazione dei suoi booklets. Ad eccezione della prima, disegnò e stampò tutte le pubblicazioni clandestine della De Bluawe Schuit (La Nave azzurra), la sigla editoriale ispirata all’opera satirica del quattrocento Nave dei folli e al dipinto di Hieronymus Bosch.
Il processo di stampa con il quale trasformò ogni copia da prodotto seriale in un pezzo unico fu una parte essenziale della sua espressione artistica. Con il suo stile di ispirazione dadaista, si perfezionò nel disegno e nella stampa dei druksels (opuscoli illustrati). A volte i fogli stampati venivano fatti passare sotto il torchio con le matrici inchiostrate fino a cinquanta volte, con tecnica e composizioni inusuali rispetto alla tipografia olandese dell'epoca. «Sai quale è la differenza tra me e gli altri?», scriveva ad un amico. «Loro sono designer che non stampano e lasciano la produzione agli altri, io invece progetto nel corso della stampa».

Alla fine dell’estate del 1944, avevano confiscato a Werkman tutti i caratteri da stampa, tagliato l’elettricità, la mancanza di riscaldamento favoriva il congelamento degli inchiostri. Il 13 marzo 1945 fu arrestato con Henkels, pastore protestante fondatore della sigla editoriale De Bluawe Schuit che, uscito dalla clandestinità, era riuscito a raggiungerlo per fargli visita. Il 10 aprile Werkman fu fucilato con altri nove prigionieri.

Il suo lavoro e il suo archivio, classificati come “bolscevismo culturale” e spazzatura surrealista, furono confiscati e distrutti durante i combattimenti che tre giorni dopo portarono alla liberazione di Gronigen. Alston Purvis, autore della monografia su H.N. Werkman (“Struggling is not useless”, la lotta non è inutile, è il titolo del primo capitolo), nel libro lo descrive come un progettista attivista politico e illuminato, nel suo lavoro il suo ideale fu quello di liberare la tipografia dalla tirannia della scrittura e la sua eredità “deve insegnarci che la tipografia può funzionare senza avere bisogno di comunicare un messaggio e che il design grafico non può essere condizionato dalle tecnologie del proprio tempo”. Ma soprattutto “Werkman ci ha insegnato che il graphic design deve sempre venire dal cuore più che dall’abilità, non deve basarsi sui sistemi, sulle mode o sulle regole; il tocco umano nel design è ancora vitale. Alla fine il suo lavoro sembra voler dire che il sapere trascendentale può prevalere”.

 

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53396 (R)esistere per immagini. Grafici per la Democrazia, Isia, Istituto Superiore Industrie Artistiche, Urbino, 2009.
Piccolo libro sulla vita e sull'opera di Hendrik Nicolaas Werkman, progetto di Müge Ilmaz ed Elena Papassissa.

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I contatti di The Next call con le altre riviste d'avanguardia

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la lotta è inutile / la lotta non è inutile / la non lotta è inutile / la non lotta non è inutile / la lotta inutile è inutile / la lotta inutile non è inutile / la lotta non inutile è inutile / la lotta non inutile non è inutile...












Alla fine del 1454 Gutenberg pubblica un trattato politico organizzato mese per mese come un calendario in cui spiega la minaccia turca all'Europa.
I Turkenkalendar di Werkman del 1942 crearono un collegamento tra l'espansione turca del 1454 e l'oppressore nazista.

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Pag. di sinistra, La tomba di un soldato olandese sconosciuto, illustrazione di Werkman pubblicata da Blue Barge, 1942.
Pag. di destra, iscrizione sul monumento in memoria di Werkman e di altre nove persone che furono fucilate insieme il 10 aprile 1945, Opsterland (Olanda)

Bibliografia
H.N. Werkman, The Next Call, 1923-1929.
J. Martinet, Hendrik Nicolaas Werkman 1882-1945. A selection of druksels prints and general printed matter, Edition Stedelijk Museum, Amsterdam, 1977.
A.W. Purvis, H.N. Werkman, Yale University Press, New Haven, 2004.
F. Estellès, E. Power, E. Renan (a cura di), Hendrik Nicolaas Werkman. Obra Impresa 1923-1944, Ivam, 1998.
S. Herman, Hendrik N. Werkman 1882-1945, Groningen Museum, Groningen, 1996.
A. Gramiccia (a cura di), Dada. L’arte della negazione, Edizioni De Luca, Roma, 1994.
K. Broos, P. Hefting, La grafica in Olanda, Leonardo Arte, Milano, 1997.
S. Heller, Merz to Emigre and Beyond: Avant-Garde Magazine Design of the Twentieth Century, Phaidon, New York, 2003.
F. Friedl, N. Ott, B. Stein, Typography - when who how, Typographie - wann wer wie, Typographie - quand qui comment, Konemann, Koln, 1998.
Jonathan Rose (a cura di), Il libro nella Shoah, Sylvestre Bonnard

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