
Visioni Urbane è un progetto della Regione Basilicata nato nel 2007 per indirizzare la creatività e lo spirito di iniziativa verso progetti di crescita economica e sociale. Si è posto l'obiettivo di individuare, in maniera trasparente e condivisa, cinque immobili nelle due province, di Potenza e Matera, da ristrutturare ed adibire a spazi laboratorio per la produzione culturale. Con una modalità inedita, il team di Visioni Urbane ha provato ad invertire il processo, coinvolgendo la "scena creativa lucana" nelle scelte per progettare insieme i contenuti prima ancora dei contenitori, per far sì che i centri e le attività ospitate siano poi economicamente sostenibili.
Dopo una lunga fase di formazione e di progettazione, lo scorso 4 febbraio il primo dei cinque spazi è stato aperto al pubblico per un'anteprima, in attesa che venga poi, in seguito ad apposito bando pubblico, affidato in gestione. Si tratta dell'ex polifunzionale di Tito (Potenza), oggi Centro per la creatività Cecilia.
La struttura, costruita nel lontano 1988, da centro polifunzionale sulla carta, ha nella realtà rappresentato in tutti questi anni un eccellente esempio di spreco di soldi pubblici e degrado del territorio per gli abitanti del posto. Ora ristrutturato, l'edificio presenta un auditorium di oltre 400 posti e un ampio open space al piano terra, in cui sono allestiti uno spazio espositivo, una sala pose fotografica e aule di formazione.
In occasione dell'anteprima, Generazione Zero ha realizzato un racconto fotografico, presentando sedici (8+8) ritratti di giovani nati proprio nel 1988 per indagare la loro percezione del luogo, per chiedere quale funzione culturale dovesse d'ora in poi assolvere. Si sarebbe poi rivelato un pretesto per raccontare la loro percezione della realtà e la loro visione del futuro.
Ogni ritratto è composto da una sequenza di tre immagini fissate mentre scorrevano sullo schermo del computer le foto del centro pre e post ristrutturazione. Il pc, unica sorgente luminosa, diventa in molti casi diaframma che separa e difende le generazioni attuali dal mondo reale. Nel frattempo, partendo da uno schema di domande uguale per tutti, si sono raccolte le testimonianze, le impressioni e, in generale, le passioni e i sogni che quel posto non ha potuto sin qui contenere, stimolare. Il lavoro fotografico evidenzia un disagio diffuso da parte dei giovani, raramente sorridenti, loro malgrado immersi nell'incertezza, avvolti dal nero di un futuro che si presenta più come una minaccia che come una promessa. Un estratto delle loro parole è stato riportato nelle didascalie e trasmesso in un file audio che ha fatto da tappeto sonoro alla mostra.
Chi sono dunque oggi queste persone? Cosa chiedono al Cecilia? E il Cecilia cosa deve fare per loro?
Generazione Zero ha provato a raccontarlo.

Anna Mara, Tito (Pz), studentessa lavoratrice

Antonello, Tito, studente

Antonio, Potenza, studente
Mi piace molto tutto ciò che è connesso all'immagine, dalla fotografia alla moda. Ma qui non ci sono le possibilità né di apprendere, né di praticare certe discipline.
Carmen, Potenza, estetista


Mariateresa, Tito, studentessa

Alessia, Tito, studentessa

Prospero, Albano di Lucania, studente

Vincenzo, Tito, studente

Laviero, Tito, studente

Maria Antonietta, Tito, studentessa

Carmine, Tito, ragioniere

Maria, Tito, studentessa

Donato, Brienza, studente lavoratore
A Brienza, un centro polifunzionale è diventato un ospizio. Se un centro culturale diventa un ospizio, il territorio diventa un cimitero.
Giuseppe, Brienza, tecnico radiologo in cerca di occupazione


Guglielmo, Brienza, studente

Raffaele, Brienza, studente
1988. Un reportage
a cura dell'associazione Generazione Zero / Centro per la creatività Cecilia / Tito, 4 febbraio 2011
Fotografie Salvatore Laurenzana, Rossana Tunisi; audio e interviste Vito Mariano Giosa; allestimento Mimmo Nardozza, Carmine Santopietro; progetto grafico Ivan Abbattista, Giuliano Chimenti, Francesco Piarulli; coordinamento e produzione Mauro Bubbico, Rachele Giosa,
Giancarlo Riviezzi.
