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Il rito catartico di Paolo Benvegnù

Giancarlo Riviezzi, 11 marzo 2013, ore 18:00

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Paolo Benvegnù in concerto al circolo Arci Linea gotica. Ferrandina, 9 marzo 2013. (foto Francesco La Centra)

S'immerge e s'infrange nel suo oceano di note e poesia, Paolo: sembra affaticato, provato, sofferente quando precipita nel fondale delle canzoni, un palombaro che pesca dallo strato più profondo una conchiglia di bellezza e la porta in superficie. Ha bisogno di prendere ossigeno, dunque, tra un pezzo e l'altro, accorda compulsivamente la jazzmaster quasi ad allentare la tensione non delle corde, ma di un'atmosfera che si solidifica all'interno del circolo Arci.

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Voglia di gridare

Redazione, 23 febbraio 2013, ore 15:00

Daniele Silvestri, Voglia di gridare, 1994.

 

È del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura.

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A tenere su la vita con un paio di bretelle

Redazione, 26 marzo 2012, ore 23:00

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If 6 was 9, aprile/maggio 2012. Mauro Bubbico / Generazione Zero.

Forse ha ragione la donna delfino
che la vita è proprio come te la immagini tu:
ad ognuno la sua verità,
la sua dose di fantasia.
C'è chi odia la gente quando accende la tv,
chi l'ha data via per niente e chi non ce la fa più,
chi sorride alla morte in un giorno d'amore,
chi sta in fila da anni, chi non può più aspettare.
E tu, aggrappata ad un angolo di cielo a guardare
questo mondo che si infiamma,
che si abbraccia o si scanna;
ci sei tu,
con il culo per terra
e il morale alle stelle,
a tener su la vita
con un paio di bretelle.

Brunori sas, Fra milioni di stelle

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Non importa

Giancarlo Riviezzi, 25 settembre 2011, ore 00:00

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Kurt Cobain, autoritratto.

A volte è solo questione di descrizione. Provi a descrivere quello che pensi, quello che sei, con gli strumenti che hai, con il linguaggio che ti appartiene, nel modo più sincero possibile. Ogni tanto ti riesce.
Sicuramente riuscì a quei tre che, senza saperlo, si caricarono addosso il peso di un'intera generazione e, con il linguaggio più diretto e universale per i ragazzi, la musica rock, lo riversarono su un album dal titolo Nevermind. Il disco uscì il 24 settembre 1991. Esattamente vent'anni fa.

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Caparezza. Eretico tour

Mauro Bubbico, 06 agosto 2011, ore 12:00

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Melfi, 3 agosto 2011. Caparezza in concerto in piazza Bettino Craxi, ribatezzata per l'occasione – alla presenza di un pubblico di 12mila persone – piazza Mani Pulite. (foto Raffaele Petrozza)

Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati, siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio: «Non sono Stato io!»
Caparezza, Non siete Stato voi (Il sogno eretico, 2011)

Due ore di musica, cascate ciclopiche di suoni, di parole, luci, immagini e colori, vertiginose animazioni, travestimenti, spettacolo, animazioni, ritmi rap, parole irriverenti, sarcasmo, parodie cinematografiche, protesta, evocazione di fatti storici, poesia futurista e inni alla vita con totale coinvolgimento del pubblico, che ha cantato insieme a lui per tutto il concerto. Un concerto senza biglietto, tutto dedicato agli operai della Fiat di Melfi in lotta per campare la famiglia e per la pensione. Legalize the premier!

Le foto del concerto

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La Scentifica nel ricordo di Piko

Giancarlo Riviezzi, 28 luglio 2011, ore 12:00

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La Scentifica al BMN Live Festival. Potenza, 21 luglio 2011 (foto Pierangelo Laterza)

Scivola sulle parole emozionate di Nino De Natale, che ci ha suonato insieme e per la durata di un pezzo evade dalla trincea del mixer e prende posto dietro ai piatti; riaffiora dal pozzo di insolite tonalità basse in cui si cala, per lo stesso pezzo, Serena Renna; ondeggia sulle corde a cui si aggrappa forte la voce di Ugo Bezzi il ricordo di Paolo Pecoriello. Brucia, lo spirito di Paolo, soprattutto nell'interpretazione de La Scentifica: è alcol etilico su quei tizzoni ardenti che sono le chitarre di Andrea e Valerio, il basso di Raffaele, la batteria di Simon.

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Datemi una leva

27 maggio 2011, ore 10:00

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Zurich Tonhalle, Musica Viva. Poster di Josef Müller-Brockmann, 1958.

Carpon carponi, strisciando lentamente e avanzando a zigzag sul soffice e colorato tappeto del soggiorno, il piccolo Rocco s'imbatté in una gamba nera e luccicante. Non era lo stivaletto di pelle scura e matta della mamma, la cui voce matura e intensa gli giungeva dalla cucina: non gli era mai capitato di vedervi riflesso un volto in movimento e, comunque, mai quella gamba restava silenziosamente immobile quando si sforzava di abbarbicarsi ad essa aggrappandosi ai lembi della lunga gonna di seta e cercando di raggiungere la posizione eretta.

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Annotazioni sul repertorio bandistico

24 gennaio 2011, ore 13:00

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Vito Gatta, gran maestro della tromba, Tito, 2009 (foto Rossana Tunisi)

C'è un luogo comune che accompagna solitamente il dibattito sulla banda musicale e che, come tutti i luoghi comuni, ha la sua parte di verità. L'assunto è che la banda ha svolto una rilevante funzione sociale col portare la musica colta nei luoghi e nelle comunità meno dotate di strutture e disponibilità ad accoglierla. Ed è certamente vero quello che si dice quando si pensa alla penuria di teatri, orchestre e mezzi finanziari che ha caratterizzato e ancora caratterizza purtroppo un buon 80% del territorio italiano, dislocato prevalentemente al Sud, dove però i complessi bandistici hanno dato e danno il meglio di sé, divenendo spesso modello per altre esperienze in campo nazionale ed internazionale.

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If 6 was 9

Redazione, 16 dicembre 2010, ore 13:00

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Adesso se un 6 si è capovolto diventando 9
non mi importa, non me ne importa.
Se tutti gli hippy si sono tagliati i capelli
Non me ne frega, non me ne frega.
Stai a sentire

perché ho il mio mondo da vivere
e non ho bisogno di fare come te.

Colletti bianchi conservatori appaiono giù in strada
mi puntano contro il loro dito di plastica
sperano che presto il mio modo di essere crolli e muoia
ma sventolerò alta, alta la mia bandiera freak!

Jimi Hendrix, If 6 was 9

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Musica e cucina

13 novembre 2010, ore 04:00

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Quale relazione lega la ribollita toscana alla forma musicale della passacaglia, o le olive e i fichi secchi (di cui Platone si nutriva quando viveva in Magna Grecia) alla tecnica del basso ostinato, o i lampascioni sfritti della cucina appulo-lucana alla pizzica? Nessuna, o, se vogliamo, la stessa che lega per i poeti le stelle cadenti alle lacrime o lo scorrere del fiume al fluire della vita.
È l'antico gioco della metafora. E il gioco, molto divertente, consiste proprio nello sforzo da parte del lettore o dell'ascoltatore di legare cose diverse, di cercare relazioni dove non ci sono o non appaiono.
E allora i titoli dei brani musicali possono essere anche stravaganti e provocatori, come: Tre pezzi in forma di pera o Sonatina burocratica di Eric Satie, maestro in questo gioco.

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