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Musica e cucina

13 novembre 2010, ore 04:00

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Quale relazione lega la ribollita toscana alla forma musicale della passacaglia, o le olive e i fichi secchi (di cui Platone si nutriva quando viveva in Magna Grecia) alla tecnica del basso ostinato, o i lampascioni sfritti della cucina appulo-lucana alla pizzica? Nessuna, o, se vogliamo, la stessa che lega per i poeti le stelle cadenti alle lacrime o lo scorrere del fiume al fluire della vita.
È l'antico gioco della metafora. E il gioco, molto divertente, consiste proprio nello sforzo da parte del lettore o dell'ascoltatore di legare cose diverse, di cercare relazioni dove non ci sono o non appaiono.
E allora i titoli dei brani musicali possono essere anche stravaganti e provocatori, come: Tre pezzi in forma di pera o Sonatina burocratica di Eric Satie, maestro in questo gioco.

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Chet salì sulla montagna scagliosa

Salvatore Ditaranto, 08 novembre 2010, ore 13:00

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René Magritte, Il castello dei Pirei, 1959

I nostri piccoli paesi sono come colonie extramondo di androidi, macchine spaziali, di cui si è perso il controllo, che navigano senza rotta definita, senza futuro certo, immerse nel magma di un tempo lento, incessante, con un ritmo sempre uguale a se stesso. Nulla accade che non sia già previsto fino a che un giorno quella monotonia viene interrotta dal ritorno di un emigrante, dalla visita inaspettata di un turista o di un personaggio importante, uscito come dai libri, dai fumetti, dal cinema, dalla schiera dei miti che coltiviamo come entità astratte, come concetti senza corpi. Al paese può succedere di vedere Francesco Guccini uscire dal bar della piazza come fosse cosa di tutti i giorni o Chet Baker suonare sulla cassa armonica allestita per la festa patronale. È in questi momenti che quel vagare perso e lento si sospende per un attimo e senti di appartenere al mondo. (M.B.)

Non capita spesso di trovarsi fianco a fianco con un artista di fama mondiale, un’autentica icona del jazz. È ancora più raro non rendersene conto, vuoi per manifesta ignoranza del mondo dell’improvvisazione musicale e dei suoi più autorevoli esponenti, vuoi per un astigmatismo accentuato o un qualsiasi difetto di percezione che impedisce di riconoscere l’artista, vuoi per la giovane età e lo studio del violoncello che all’epoca ti impegnava la quasi totalità del tempo, avvicinandoti al virtuosismo elegante e misurato di Andrè Navarra che al cool jazz o al bebop di Dizzie Gillespie & company. Delle tre l’ultima, nonostante un astigmatismo galoppante che procede tuttora inesorabile, quasi più veloce dell’inflazione degli ultimi anni.

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Da dove viene e dove va il canto popolare?

26 ottobre 2010, ore 14:00

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Matteo Salvatore, immagini al tratto dalla raccolta Le quattro stagioni del Gargano, Amico, 1973

Una domanda simile può sembrare mal posta se non inutile. Non sappiamo tutti che il Canto popolare è il canto della nostra terra, del nostro vicinato, quello in cui i nostri antenati si sono identificati (e noi con loro), l'espressione più alta della nostra cultura contadina e artigiana, quella che marca decisamente la nostra identità etnica e di cui andiamo fieri? E dove può andare ormai il Canto popolare, se quell'habitat socio/economico/culturale si è definitivamente dissolto?

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Musica da camera e luoghi d'ascolto

02 ottobre 2010, ore 14:00

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Palazzo Lanfranchi, Sala delle arcate. Foto: Mario Cresci, Matera Luoghi d'affezione, ed. Vanni Scheiwiller, dicembre 1992

Il repertorio cameristico, come è risaputo, è nato per rispondere all'esigenza di una fruizione più intima del prodotto dell'ingegno musicale, al di fuori delle occasioni pubbliche legate ad eventi straordinari sacri o profani. È sorto per far fronte al bisogno del compositore di raccontare se stesso a pochi intimi, e di conseguenza è connotato come prodotto per intenditori e appassionati e destinato a esecutori dotati di particolari capacità espressive.
Con la costruzione di sale da concerto, di teatri e di auditorium di ampiezza sempre crescente, la musica da camera è stata consegnata alla fruizione di masse sempre più numerose. Il fatto dovrebbe far felice ogni operatore musicale e ogni compositore.

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