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13 novembre 2010, ore 04:00

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Quale relazione lega la ribollita toscana alla forma musicale della passacaglia, o le olive e i fichi secchi (di cui Platone si nutriva quando viveva in Magna Grecia) alla tecnica del basso ostinato, o i lampascioni sfritti della cucina appulo-lucana alla pizzica? Nessuna, o, se vogliamo, la stessa che lega per i poeti le stelle cadenti alle lacrime o lo scorrere del fiume al fluire della vita.
È l'antico gioco della metafora. E il gioco, molto divertente, consiste proprio nello sforzo da parte del lettore o dell'ascoltatore di legare cose diverse, di cercare relazioni dove non ci sono o non appaiono.
E allora i titoli dei brani musicali possono essere anche stravaganti e provocatori, come: Tre pezzi in forma di pera o Sonatina burocratica di Eric Satie, maestro in questo gioco.

Ci sono, d'altra parte, analogie profonde fra le tecniche delle varie arti. Tra tutte, la più trascurata è quella che esiste tra l’arte dei suoni e l'arte culinaria. Scegliere accuratamente, sezionare e amalgamare gli ingredienti (temi, incisi musicali) è fondamentale per le due arti. Anche il gusto per i colori (timbri) e per le loro associazioni le avvicinano. L'esotismo (spezie varie o melodie di altre culture) è sempre presente nel corso della loro storia.
La ricerca di sottili corrispondenze tra forma e contenuto, la raffinatezza nella presentazione e nella successione delle portate di un pranzo o dei brani di una suite sono preoccupazioni che le accomunano.

Se è vero che con la Divina Commedia non si può confezionare un panino, come ha affermato di recente nientemeno che un ministro della Repubblica, è anche palese quanto indigesta sarebbe la vita senza la presenza dell’arte in genere e della musica in particolare. E, per continuare nelle analogie, si può anche fare indigestione di musica, che può restare sullo stomaco quanto una peperonata mal preparata, come si può aver fame di essa nei momenti più coinvolgenti, quali l’innamoramento o la delusione amorosa, l’ipnotica malinconia delle lunghe serate d’inverno o la fresca leggerezza di un’alba primaverile. È risaputo quanto la musica potesse assorbire le fatiche di lunghe giornate di lavoro nei campi, o come riuscisse ad ingannare la fame di intere famiglie: canta che ti passa. Si può anche decidere di protestare con un lungo digiuno di musica quando i prodotti che ci vengono offerti rendono il palato uditivo stanco o allergico a espressioni di confuse e gratuite novità artistiche, come si può augurare un rinnovamento del gusto musicale e operare di conseguenza.

Cucina, alimentazione e musica sembrano ingredienti poco amalgamabili, ma si tratta di occupazioni manuali e intellettuali allo stesso tempo, abilità artistiche destinate a viaggiare su binari più spesso convergenti che divergenti, con lo scopo di alimentare una cultura o un luogo di coltura in cui sogni e speranze di una comunità aperta contribuiscono a formare persone consapevoli e risvegliate.

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