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Viktor Borisovič Šklovskij, 16 settembre 2011, ore 11:00

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Viktor Borisovič Šklovskij (San Pietroburgo, 1893 – Mosca, 1984)

Sono stato in Italia tre volte e non mi decido a scriverne. Ne è stato scritto troppo e bene.
In Gogol alla fine delle Memorie di un pazzo, la trojka vola nell'aria sul mondo e da una parte c'è l'Italia, dall'altra si vedono le isbe russe. L'Italia, come uno strato invisibile, è sotto la creazione di Gogol: così nell'antichità, davano l'ultimo tocco alle pietre preziose, mettendo sotto di esse un foglio di metallo colorato.Cellini l'ha fatto in Italia.
In Italia, meglio di tutto, io conosco la Puglia.

Se un giorno mi decidessi a scrivere dell'Italia, comincerei il mio racconto enumerando le sue diverse regioni, la caratteristica delle singole città, la differenza dell'aria, l'andatura delle persone.
In Puglia mi ha colpito la terra, spugnosa come il pane. Più esattamente, non la terra, ma la pietra calcare incipriata di terra. Grande, antica terra con fiumi sotterranei. Terra, dove il bestiame pascola d'inverno, perché d'inverno c'è l'erba; d'estate è negli stalli – cosi m'è sembrato.

Ricordo gli olivi – antichi olivi, contorti come la biancheria nelle mani di una lavandaia molto forte. La siccità, l'odore delle stoppie, simile all'odore di pezzi intatti delle nostre sconfinate steppe, e le strane capanne di pietra – i trulli. Da dove derivano? Siano essi capanne di pietra di montanari o avanzi di un popolo ignoto, anche i segni, su queste capanne di pietra dai lati acuti, sono strani. E vivono essi a famiglie, come strani frutti dalle teste puntute su rami sotterranei. E in mezzo ad essi, strade pulitissime se sono cittadine, o terra arida, bassi recinti e vuoto. Uno spazio che dà forma, a modo suo, ad una sua grande arte.
I cristalli architettonici della Puglia sono originali come le sue grotte. E nello stesso tempo quest'arte è piena di chiarezza e molto legata alla terra, al paesaggio. Non è un'arte innestata, ma cresciuta sul posto.
Ricordo Castel del Monte; una collina declinante intersecata da sentieri circolari; sono queste, forse, le tracce millenarie di greggi o le cicatrici di aratri, e sembra straordinariamente logico il castello ottangolare o a otto torri con volte sorprendenti e una sorprendente scultura che non si ripete in nessun altro luogo.
È una grande arte, dalla quale dispiace allontanarsi.
Ricordo la Bari antica: sopra una riva piatta s'innalzano edifici, ideati forse mille anni fa e che non sono affogati nella città nuova.

La Puglia non somiglia a nulla, bella d'una sua bellezza. Ha un suo odore, un suo sapore di mandorle e di stoppie e di mare. Ma tutto ciò è stato da tempo.
Io ho vissuto nella casa dell'editore De Donato. Un'altra casa vuota sul monte: grandi stanze, bello, deserto. Accanto, sullo stesso monte, c'era un cortile di villaggio. Sedevo sotto un albero – quest'albero dava la sua ombra pugliese, il sole la penetrava. Venne a me una donna dal vicino cortile e portò una fotografia o, più esattamente, un ingrandimento fotografico di un giovane italiano in divisa militare. Anche da noi simili fotografie sono appese si muri nei kolchozy. La donna parlò; a lungo non ci comprendemmo l'un l'altro, ma poi ci riuscimmo. La donna diceva: «La mamma piange, le hanno detto che in questa casa vivono dei russi. Il figlio le ha scritto l'ultima volta da sotto Stalingrado, poi egli è scomparso senza dare più notizie. La mamma domanda: forse voi l'avete visto in qualche posto in Russia?».
Mio figlio fu ucciso nell'ultima settimana di guerra. Io so che egli non tornerà. Io conosco i fiumi sotterranei del dolore che scorrono in un'anima rosa dal dolore. Piangemmo. Il nostro paese è molto grande, ma, naturalmente, nessuna ricerca ritroverà mai questo ragazzo.

Lontana, bella Puglia. Qui visse Orazio, e prima di lui combatterono: qui combatterono i Normanni, e prima di loro combatté Annibale. In qualche luogo qui c'è Canne. Si, è qui. Forse si può confondere con Cannes sulla riva del mare: là hanno luogo i festival del cinema. Dicono che qui furono i Troiani. Non molti ritornano dalla battaglia. Rimangono le rovine, gli alberi che crescono sulle rovine, e forse non muta il cielo se non lo offuscano i fumi delle fabbriche di guerra.
La donna pugliese che pianse insieme a me ci portò poi, ogni mattina, due uova, e le poneva sul recinto di pietra. Non prendeva denaro. Ci univa il dolore. Ecco, vedete, amico, com'é difficile descrivere un paesaggio.

Viktor Borisovič Šklovskij, Brano di una lettera ad Ettore Lo Gatto in Ettore Lo Gatto, Russi in Italia, Editori Riuniti, Milano 1971.

Viktor Borisovič Šklovskij (San Pietroburgo, 1893 – Mosca, 1984) si avvicinò sin da giovane al Futurismo dando un contributo fondamentale alla sua teorizzazione con il saggio-manifesto L'arte come artificio (1917) prima, con i saggi Sulla teoria della prosa (1925) e Materiali e stile in Guerra e pace di L.N. Tolsoj (1928) poi. Si deve a lui la definizione dell'opera d'arte come prodotto convenzionale e la teoria dello straniamento artistico, ossia la visione da parte dell'artista di un oggetto comune da una prospettiva inconsueta. In numerose opere in prosa, come Un viaggio sentimentale (1923), Zoo o lettere non d'amore (1923), La mossa del cavallo (1923), La terza fabbrica (1926), la trama narrativa è continuamente spezzata e intersecata da digressioni critiche, in un contesto narrativo frammentario. Il suo interesse per il cinema è testimoniato da numerosi soggetti e saggi tra cui Letteratura e cinema (1923), Come scrivere sceneggiature (1931). Pungente e provocatorio animatore letterario, continuò sino alla fine ad occuparsi dello studio della narrativa: Sulla prosa d'arte (1959), Lev Tolstoj (1963), l'autobiografia C'era una volta (1966), L'energia dell'errore (1983).

 

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Mimmo Castellano, Moods, Leonardo Da Vinci editrice, Bari 1960. Formato 240x270 mm,
pagg. 110.

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Ci scrutano coi loro occhi, le loro orbite vuote scavate nel metallo o nel legno.

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Nelle vertebre, nella lunga spina dorsale, le radici stesse della vita.

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Amare ciò che racchiude e ci copre, come nel ventre materno.

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Stati d'animo delle cose / loro atmosfera / loro modi di essere.

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Segnalazione e foto del libro di Roberto Picerno.

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