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Tonino Nobile, 16 agosto 2011, ore 14:00

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Michele Andrisani,
Il carro di San Rocco, 1982 (dipinto a olio 130x200 cm).

Quando sento parlare di San Rocco avverto sempre una cosa strana, è un'emozione, sarà perché io al santo ci credo. San Rocco è il mio santo protettore, cioè protegge da terremoto e da peste moderna la comunità nella quale vivo, lavoro, dove ho casa, famiglia, affetti; la mia identità, insomma.

Ogni anno, quando si celebra il rito di conferma, di ricordo, mi sento anch'io riconfermato, come rassicurato, in comunità.
All'arrivo dei primi pali delle luminarie a fine luglio, smontati ancora caldi da un'altra festa patronale, incomincia la terapia protettiva che si protrarrà per tutto il mese di agosto come annunciano fragorosamente, la mattina del primo del mese, i colpi di mortaio che non ho ancora contato per sapere quanti se ne sparano per tradizione. Le prime note della prima banda che passa, poi, vibrando, mi scuotono come un albero di oliva durante la raccolta, ed è festa per tutte le cellule del mio corpo che si risvegliano, gioiscono, riprendono a funzionare al cento per cento.
Quando vedo passare il Carro infine, il mio cuore è a posto: il cuore è a posto? Sì, il cuore è a posto.
È veramente una tortura barbarica vivere San Rocco da lontano, il 20 agosto, ogni anno, il giorno di questa paesana ricorrenza.

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