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Mauro Bubbico, 25 gennaio 2014, ore 11:00

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Mauro Bubbico, 2014.

Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak è una pietra miliare della letteratura per l'infanzia. Apparve la prima volta nel 1963 negli Stati Uniti. A decretarne la fortuna fu il pubblico infantile: tradotto in quasi tutte le lingue, è uno dei libri più letti al mondo. Alla sua uscita il libro suscitò molte critiche di chi lo considerava spaventoso e diseducativo, non adatto a una lettura serale e capace di scatenare incubi nei bambini. "Nessuno prima di Sendak aveva osato mettere un bambino ribelle al centro di un libro destinato all'infanzia, nessuno aveva osato avventurarsi nei meandri della psiche infantile".
Nello sviluppo narrativo del libro di Sendak e della Notte dei cucibocca ci sono molte analogie. Entrambi, con la loro particolare sensibilità nei confronti del mondo infantile, assolvono alla stessa funzione: invitano il bambino a elaborare e vincere le paure e ad aprirsi a un mondo di fantasia e felicità.

Propongo qui la storia.

Quella sera Max si mise il costume da lupo ne combinò di tutti i colori e anche peggio. La madre gli gridò: "Mostro selvaggio!" e Max rispose: "E io ti sbrano". Così fu cacciato a letto senza cena. Nella camera di Max quella sera una foresta crebbe. E crebbe crebbe crebbe. Crebbe fino al soffitto ormai fatto di rami e foglie e pure le pareti si trasformarono in foresta. E si formò perfino un mare con sopra una barchetta tutta per Max che giorno e notte si mise a navigare. E navigò in lungo e in largo per mesi e mesi infine dopo un anno o poco più giunse nel paese dei mostri selvaggi. E appena arrivato nel paese dove abitano i mostri selvaggi quelli ruggirono terribilmente, digrignarono terribilmente i denti, rotearono tremendamente gli occhi e mostrarono gli artigli orrendi. Fino a che Max gridò: "A cuccia!" e li domò con il trucco magico di fissargli negli occhi gialli senza batter ciglio e quelli ebbero paura e proclamarono che lui era il più selvaggio di tutti e lo fecero re di tutti i mostri selvaggi.
"E adesso" urlò Max "attacchiamo la ridda selvaggia!"
"Ora basta!" disse Max e cacciò i mostri selvaggi a letto senza cena.
E Max, il re di tutti i mostri selvaggi, si sentì solo e desiderò di essere in un posto dove c'era qualcuno che lo amava più di ogni altra cosa al mondo. Fu allora che odorò tutto intorno un profumo di cose buone da mangiare che arrivava da molto lontano; così rinunciò ad essere re del paese dei mostri selvaggi.
Ma i mostri selvaggi gridarono: "Oh, non andartene  – noi ti vogliamo mangiare – così tanto ti amiamo!"
Max rispose: "No!"
I mostri selvaggi quelli ruggirono terribilmente, digrignarono terribilmente i denti, rotearono tremendamente gli occhi e mostrarono gli artigli orrendi e Max saltò nella sua barchetta e agitò la mano in segno di saluto. E navigò indietro per un anno o poco più e in lungo e in largo per un mese e per un giorno intero. Finché tornò a quella sera nella sua stanzetta dove trovò la cena ad aspettarlo. Che era ancora calda.
(Traduzione di Antonio Porta)

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Scherno della morale corrente, travestimento, gioco, suspance, lieto fine e morale, la struttura narrativa di Nel paese dei mostri selvaggi è la stessa del rito collettivo dei cucibocca. Protagonisti della nostra festa popolare sono i bambini come Max, mentre i mostri selvaggi sono gli omoni con barbe lunghe e grandi cappellacci che vengono "per invitare i bambini ad aprire le porte della fantasia e liberare i mostri, quelli che abitano i recessi oscuri, terribili e imperscrutabili della psiche umana".
I cucibocca arrivano con il buio per spaventare, dicono: "Ti cucio la bocca!" ed è come dire: "Io ti sbrano!". Si assiste a uno scambio delle parti ma, nella realtà, i giganteschi strani personaggi invece che spaventare corteggiano i bambini, invitandoli a giocare con loro, finendo per diventare amici. I cucibocca, come i mostri buoni di Sendak, insegnano a non avere paura, a saper controllare i comportamenti negativi. Max dominerà i mostri divenendone il re, il più cattivo di tutti e alla fine stanco e affamato ritornerà al mondo reale richiamato dal profumo della cena ancora calda che lo aspetta. Nel nostro caso "le nove buone cose da mangiare", il cibo che si consuma quella notte, avranno la stessa funzione di richiamo alla realtà, agli affetti famigliari, dopo il gioco o il sogno.
"Sendak con questa storia vuole ricordare agli adulti che il tempo dell'infanzia non è felice e sereno, ma tormentato da innumerevoli occasioni di conflitto, durante le quali, talora, i mostri selvaggi sembrano avere la meglio. Ci ricorda che crescere è doloroso. E che tuttavia i bambini riescono a sconfiggere noia, paura, dolore e ansia e riescono a provare gioia. È la fantasia a venire loro in aiuto. È attraverso la fantasia che i bambini raggiungono la catarsi. Essa è il miglior strumento che hanno per domare i mostri selvaggi".

La locandina è un omaggio a Sendak, ai 50 anni del suo libro e vuole mostrare un altro punto di vista ai già molteplici significati di questa misteriosa e unica festa che apre la narrazione del Carnevale con i suoi rituali, il 5 di gennaio, in un piccolo comune del materano, Montescaglioso.

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Mariano Silletti, 2004.

Mariano Silletti è nato a Pisticci nel 1972 e oggi vive a Matera. Fotografa da quasi 15 anni, coltivando la passione per la fotografia di strada. Stampatore da sempre, ha curato mostre personali e di altri autori. Nel 2010 si è avvicinato al reportage documentaristico, raccontando la vita che lo ha portato alla ricerca di luoghi, situazioni, persone, indagando riti e tradizioni della sua terra spesso dimenticati e nascosti.
Tutte le foto

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Bibliografia
Nel paese dei mostri selvaggi. Storia e illustrazioni di Maurice Sendak, Babalibri, 1963.
Mostri selvaggi in mostra. Cinquant'anni con le creature di Maurice Sendak, Babaliri, 2013.
www.atlantidezine.it/nel-paese-dei-mostri-selvaggi-2.html
www.mymovies.it/film/2009/nelpaesedellecreatureselvagge/news/primeimmagini/
www.brainpickings.org/index.php/2013/09/03/maurice-sendak-posters-reading-books/

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