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Tonino Nobile, 16 agosto 2015, ore 09:00

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Il mondo sussiste per l’intelligenza del cane.
Zarathustra nell’Avesta, testo sacro della religione mazdeista

Beati i costruttori di pane.

In tutta l’iconografia san Rocco, tranne in una immagine che adesso non ricordo, è rappresentato con il cane Oreste o Reste; preferisco Reste, che fa più Rex ma evoca anche Rusty di Rin Tin tin e non ha niente a che fare con lo sdolcinato Lassie, i due cani della nostra infanzia che hanno allevato la nostra fantasia in bianco e nero.

Reste è di una generosità inarrivabile perché dalla sua bocca porge a san Rocco un piccolo pezzo di pane, un panino. In tempo di peste e carestia Reste, secondo il racconto, addirittura ruba il pane dalla tavola del nobile Gottardo Pallastrelli, padrone della muta alla quale il cane appartiene, e lo porta a san Rocco capovolgendo la regola secondo la quale è l’uomo che dà da mangiare all’animale.
Il nobile Gottardo, incuriosito dal modo di fare di Reste, scoprirà san Rocco e ne resterà a sua volta affascinato tanto da diventarne discepolo. Il rapporto tra Reste e san Rocco evidenzia l’illimitata santità di Rocco che avvolge il creato e tutte le forme di vita.
E per quanto riguarda l’agiografia del santo e del suo cane siamo più o meno a posto.

Ora una piccola riflessione intorno al pane che, come dice l’antropologo Marino Niola, è il cibo per antonomasia, il minimo vitale della sussistenza umana, alimento ordinario dell’uomo civilizzato.
In questo periodo si parla tanto di cibo non solo per l’esplosione degli interessi gastronomici, ma soprattutto in funzione del tema "Nutrire il pianeta – Energia per la vita" dell’Expo 2015 di Milano. Nel contesto dell’esposizione mondiale al pane è dedicato il padiglione dello stato del Vaticano, che con la frase “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” trasmette il messaggio evangelico della Santa Sede "Sacra Mensa". Sempre nell’ambito dell’Expo, anche la Regione Basilicata ha trattato il tema del pane facendogli una festa.
Ma la prima domanda che ci poniamo quando vediamo il pane è: che pane è?
La risposta che attendiamo non è quella meramente materiale, e cioè se è di semola macinata di grano duro Senatore Cappelli o di farina 00 di Maiorica bianca, se c’è lievito madre o lievito di birra o tutt’e due, se è cotto nel forno a legna o in altro, vogliamo invece sapere da quale forno proviene perché ci interessa chi ha fatto il nostro pane quotidiano.
Quali mani hanno preparato il pane di San Rocco? Mani di uomo o di donna? Quali mani hanno preparato il mio pane?
La costruzione del pane è il risultato finale di un lungo e duro lavoro che coinvolge l’intera comunità umana e la Terra.
Beati i costruttori di pane.
San Rocco ci protegga dalla peste moderna che minaccia la società: mangiare il pane da soli senza il companatico della compagnia.

Ecco il pane degli angeli
fatto cibo dei viandanti:
vero pane dei figli
da non gettare ai cani.
Lauda Sion Salvatorem

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