
Due colori per quattro ricette: Ciallèdd estiva, Zuppa di legumi, Focaccia bianca e Cavatelli con le cicerchie per celebrare il riconoscimento Unesco della Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell'Umanità.
Dopo l’opera dei pupi siciliana e il canto a tenore sardo, la dieta mediterranea è entrata nella prestigiosa lista dell’Unesco, che raccoglie gli elementi del patrimonio culturale immateriale considerati rappresentativi dell’umanità. Di ispirazione giapponese, il dibattito sull'introduzione delle espressioni culturali immateriali come categoria patrimoniale si sviluppò nel corso degli anni '90, la Convenzione entrò in vigore nel 2006 per preservare le identità culturali locali dalla minaccia della globalizzazione, allargando il significato del concetto di "salvaguardia" con un approccio di tipo antropologico più che umanistico a "le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui, riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale trasmesso di generazione in generazione è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso di identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana". (Unesco 2003 art. 2, part.1)
Le quattro ricette sono state illustrate da Giampiero Donno e stampate su tre fogli da regalare ai visitatori di Artigiano in fiera* (Milano) allo stand di "Vero lucano", marchio de L'ultimo forno srl. Un quarto foglio (vedi sopra) raccoglie tutti i disegni e vuole essere un omaggio al materano Giacinto Padula (1832–1928), carrettiere (trainante: colui che trasportava il traine) che portava un paio orecchini d'oro a entrambi i lobi e indossava una fascia rossa stretta alla vita, segni distintivi della categoria. Giacinto è il capostipite della famiglia dei Padula, protagonisti con altri pastai materani di una felice stagione imprenditoriale nel settore della molitura, negli anni '60 proprietari di una delle più importanti industrie pastiere del Sud Italia. Tra molino e pastificio, l'azienda contava 150 operai che si alternavano in tre turni con una produzione di 1.200 quintali al giorno. Con l'obbligo imposto dalla legge italiana per l'inscatolamento dei prodotti come la pasta, Padula sarà tra le prime aziende locali ad adottare un progetto di corporate image. Negli anni '70, con la crisi petrolifera, l'emergenza terrorismo, il blocco imposto dei prezzi sulla pasta per cinque anni e una serie di iniziative del governo a favore delle grandi industrie del Nord, le piccole e medie imprese entrarono in crisi e la Barilla con i finanziamenti dello stato fece incetta di pastifici meridionali.
Padula cessò la sua attività nel 1986, svenduta alla multinazionale di Parma (parte la campagna "Dove c'è Barilla c'è casa"), che alla fine del 2005 chiuse i battenti e così duecento operai andarono a casa. L'ennesimo esempio di dissipazione di un patrimonio agricolo e produttivo, e "il Mezzogiorno paga cara l'assenza di politiche di sviluppo che puntino alla ricerca, all'innovazione e alla protezione delle particolarità regionali".
*Artigiano in Fiera, 4–12 dicembre 2010, Nuovo polo fieristico Rho–Pero, Padiglione 6 Stand A150
Chiara Bortolotto (a cura di), Il patrimonio immateriale secondo l'UNESCO analisi e prospettive, Istituto Poligrafico dello Stato, 2008
Riccardo Riccardi, Album lucano, famiglie, personaggi e immagini ritrovate, Antezza, 2008



