I confini della democrazia

La recente riscoperta di un testo di Antonio Gramsci; le parole di Gustavo Zagrebelsky, tra i più lucidi pensatori del nostro tempo, animatore del laboratorio pubblico permanente biennaledemocrazia.it – oggi l'inaugurazione dell'edizione 2011; alcuni fatti (non solo) di questi giorni; un esilarante video del grande Ascanio Celestini; l'approssimarsi della Pasqua. Tutti spunti che ci spingono a proporre una sempre utile riflessione sul tema della Democrazia.
Che volete adunque che io faccia di colui che voi chiamate il Re dei Giudei? Ed essi gridarono di nuovo: «crocifiggilo». E Pilato disse loro: Ma pure, che male vi ha fatto? Ed essi vie più gridavano: «crocifiggilo!»
Marco 15, 8-14
Nel processo di Gesù, più di duemila anni fa, Pilato scelse una procedura "democratica" e si appellò al popolo. Se di democrazia si trattò, non v'è dubbio che fu la peggiore di tutte le democrazie. Messo di fronte alla scelta tra Gesù e Barabba, il popolo non esitò a crocifiggere il primo.
In questo episodio, per l'appunto, verità e giustizia testimoniano contro la democrazia perché il vero e il falso, il bene e il male, non possono dipendere dal numero delle opinioni.
Cos'è questo golpe?

Roma, 2009
Era il 14 novembre del 1974 quando il seguente j'accuse tuonò dalle colonne del Corriere della Sera. Con la lucidità che gli era solita e la lungimiranza che la storia gli avrebbe riconosciuto, Pier Paolo Pasolini non si limitava a denunciare i crimini del Palazzo, ma si scagliava contro giornalisti, classe politica, la stessa opposizione: tacendo i nomi pur avendo probabilmente gli indizi e le prove, dimostravano tutti la collusione con gli autori delle stragi, con i gerarchi, "col potere effettivo, corrotto, inetto e degradato".
Pasolini fu ammazzato ad un anno di distanza in circostanze non ancora chiarite.
In un periodo in cui indizi e prove ci piovono addosso ma facciamo di tutto per scansarli, in cui di "comici golpe" ne subiamo con assidua frequenza ma in un chiassoso silenzio ugualmente assordante, riproponiamo le sue parole.
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Quando muore un poeta contadino

È l'ultimo sabato di febbraio. Chi vuole, può scorgervi l'approssimarsi dei colori, dei tepori, dei voli decisi degli uccelli. I fiori del mandorlo non senza dolore rompono gli indugi e si presentano a nuova vita, seguiti dal pero e dal pesco mentre le erbe rinvigoriscono. Il carro del sole di marzo riveste di verde la terra, di fieno e fiori le messi, ma è nel muschio la forza del poeta, / nella resina, nel rosso / dei pettirossi cercanti: quando ascoltante / la forza del poeta è il suo silenzio.1
Verme

Certe mattine preferiva lo specchio del guardaroba a quello del bagno. Oltre ai peli bianchi sul petto, poteva osservare per intera la propria nudità e il vuoto immenso dello specchio.
A vestizione avvenuta, prestava attenzione particolare alla cravatta, al taglio delle basette a punta, alla rasatura, alla camicia, alle calze e a tutto il resto. Un dirigente esemplare, perfetto, diceva a se stesso mentre abbozzava dei sorrisi, gli stessi che avrebbe dedicato ai superiori durante la giornata.
Vestiva con eleganza e ricercatezza, non come certi colleghi in camicia o in orride felpe a mezze maniche e logori jeans. Nello specchio si esercitava più volte con i sorrisi. Non poteva sorridere in modo sguaiato aprendo per intera la bocca: aveva i premolari divorati dalla carie. I denti non se li curava. Dei dentisti aveva terrore, li odiava.
Esposizione invenzioni

Nell'irripetibile scenario dei Sassi di Matera si è tenuta domenica scorsa la prima edizione della Esposizione delle Invenzioni sul tema "Innovazione Tecnologica e Umana" promossa dalla Delegazione Regionale Lucana dell'Associazione Nazionale Inventori Italiani.
L'iniziativa, che sin dal suo annuncio ha suscitato interesse e curiosità in tutta la popolazione lucana e in quelle delle regioni limitrofe, ha goduto del patrocinio di ben quattro ministeri e della fattiva collaborazione delle associazioni Meglio l'uovo oggi che la gallina domani, Moglie e buoi dei paesi tuoi, Attacca il padrone lì dove vuole l'asino, Dove troppi galli cantano..., Quando il gallo canterà... e dell'Agenzia di viaggi Vapertour, e non ha deluso le aspettative degli oltre settantacinquemila visitatori paganti e degli altrettanti non paganti compresi, fra questi, le autorità e i loro parenti e amici e sostenitori.
Elogio del monarca savoiardo

Sì, quei sfottuti stronzi mi cacciarono da Matera. Mi tolsero la residenza, mi cacciarono. Venni qui a Mattina con Marietta, Francesco e Luisa. Trent’anni ancora non li avevo.
Ero falegname a Matera. Lavoravo legno, la mia passione. La passione ce l’avevo da ragazzino quando badavo alle vacche. Impegnavo il tempo a intagliare legno. Ricavavo bastoni cucchiai e mestoli. Imparai da massar Nicola: mi affilava la punta dell’attrezzo, m’istruiva sul legno d’olivo di ciliegio d’olmo e di cerro. Veramente imparai anche con il latte per il formaggio e la ricotta. Non continuai con le vacche, mia madre mi volle artigiano. Mi affidò a mast’Eustachio.
Storie dell'emigrazione

Scagli la prima pietra chi non ha mai avuto macchie d’emigrazione che gli imbrattassero l’albero genealogico…
Proprio come nella favola del lupo cattivo che accusava l’innocente agnellino di intorbidargli l’acqua del ruscello a cui si abbeveravano entrambi, se non sei emigrato tu, è emigrato tuo padre, e se tuo padre non ha dovuto cambiare posto è perché tuo nonno, prima di lui, non poté far altro che andarsene, con armi e bagagli, in cerca di quel pane che la sua terra gli negava.
Natale in casa Cupiello

LUCA (calmandolo) Ma insomma, nun he' capito ca chillo te sfruculea? (A Vittorio) E fanno sempre chesto, 'e vvedite?... Però si vogliono bene... Fanno queste cose, ma il fondo è buono. Eh... ci abbiamo sempre tenuto alla famiglia. Ogni festa, ogni Natale ci facciamo i regalucci... E a mia moglie non ho mai mancato di comprarle qualche cosa quando sono queste sante giornate... L'anno passato le spegnorai l'orecchino... Essa che piacere che n'ebbe! E pure quest'anno... Ho pegnorato l'orecchino e l'ho comprato... (A Nennillo) Vide si avess' 'a veni' màmmeta. (Nennillo va ad origliare a sinistra. Luca, misterioso e sorridente) ...Ho comprato una cosetta...
PASQUALINO E io pure. 'A tengo dinto. Sapete... io sto in casa, donna Concetta mi accudisce...
LUCA (a Pasqualino) Va', Pasca'. Va', piglia chillo cartoccio che sta sott' 'o lietto... (Pasqualino esce per il fondo). Sono sciocchezze, ma quella ne ha tanto piacere... Si nota il pensiero... Ogni anno... come si dice?...
VITTORIO Certo.
Dirigente compie gli anni

Si è tenuta nella mattina del due dicembre scorso, nella sala mensa della Pro.&Real.Fut. una calorosa e simpatica manifestazione in occasione dell'anniversario della nascita della dottoressa Carmela Maria Della Torre, dirigente vicaria dello stabilimento Tre.
I colleghi dirigenti e del comparto intervenuti (tutti rigorosamente a mani vuote), dopo un riguardoso bacio di circostanza e una esangue stretta di mano, hanno augurato alla dirigente lunga vita, benessere e soddisfazioni in ogni campo.
Ancora prima che la festeggiata desse il via d'uopo, ventisette bocche e cinquantaquattro mani, senza dare troppo nell'occhio, si sono avvicinati ai vassoi in bella mostra sul tavolo centrale.
Le mani, in apparente noncuranza, cogliendo una momentanea distrazione di Della Torre, in un lampo, come comandati da un solo encefalo, hanno svuotato i vassoi ricolmi di appetitosi faraoni di Rotondella.
Tornare a Tricarico

Ritirarsi per qualche ora nel cimitero acattolico in un tiepido diafano pomeriggio di ottobre induce pensieri intimi. Intimi e mutevoli come il cielo della stagione autunnale. In questo singolare fazzoletto di terra sospeso nel tempo e nello spazio, riesci ad estraniarti persino dal traffico di Roma. Qui, a due passi dalla piramide di Cestio – incorporata frettolosamente nelle mura aureliane – quasi quattromila persone dormono l’ultimo sonno senza la benedizione dei successori di Pietro: inglesi e tedeschi i più, ma anche molti americani e scandinavi, russi e greci e altri ancora di altri paesi. Plenipotenziari di Prussia e giovani sedicenni britanniche affogate nel Tevere, patrioti amici di Garibaldi ed il cappellano della sua armata, pittori, musicisti, letterati, soprattutto.
